3.2.14

[Roma incontra.BERNARD TSCHUMI]

[venerdì 7 febbraio, ore 17.00] Auditorium del MAXXI – ingresso libero fino a esaurimento posti



Al MAXXI la conferenza di Bernard Tschumi, tra i maggiori interpreti del decostruttivismo e uno dei punti di riferimento dell’architettura internazionale.
Bernard Tschumi Architects, Museo dell'Acropoli di Atene (2009
L’architetto ci parlerà degli ultimi progetti e ricerche ai quali si è dedicato con il suo studio. In questa occasione Tschumi presenterà Anima, la sua prima opera in Italia. Commissionata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno e dal Comune di Grottammare, l’opera è dedicata alla realizzazione di un centro culturale concepito per ospitare e incentivare espressioni artistiche, creative e produttive in un polo pubblico la cui ultimazione è prevista per il 2016.

2.2.14

[ALVARO SIZA. Creatività e disciplina]


Creatività e disciplina sono i principi fondanti della filosofia di Alvaro Siza. Che mostra e dimostra sfaccettature, poliedricità, duttilità tipiche dell’artista. Punto focale del pensiero di Siza è l’attenzione al passato, parte dalle radici e da lì crea, plasma, inventa, proprio come un albero si sviluppa da un piccolo seme. La relazione con il passato s’instaura attraverso la memoria: ogni esperienza, come un collage di informazioni e cultura, si accumula a livello conscio e subconscio, e diventa parte del progetto successivo.

Elegante ed elaborato. Raffinato in ogni suo progetto, in ogni sua creazione, capace di entrare in sintonia con l’ambiente, in punta di piedi.

Nato nel 1933 nella limpida Oporto, gioiello arroccato sulle alture portoghesi, è senz’altro l’architetto più rappresentativo della cosiddetta “scuola di Porto”, rimasta confinata all’interno del Portogallo almeno fino alla fine del regime autoritario di António Salazar nel 1974.

E’ nella città natale che continua a vivere ed a insegnare, presso la facoltà di architettura, proprio in uno dei suoi edifici. Nel 1992 vince il premio internazionale di architettura più prestigioso al mondo, il premio Pritzker. Nel 2012 la Biennale di Venezia gli ha assegnato il Leone d’Oro alla carriera, citando nelle motivazioni la sua distanza dal gruppo dei più esposti grandi architetti internazionali: “Siza ha mantenuto una consistente produzione di opere del più alto livello, senza tuttavia mostrare la minima traccia di quel palese professionalismo e dell’autopromozione che sono ormai diventati parte del meccanismo dell’architetto contemporaneo. Mentre sembra andare nella direzione opposta rispetto al resto della categoria, in realtà pare essere sempre davanti a tutti, apparentemente non toccato e non intimorito dalle sfide pratiche e intellettuali che pone a se stesso” .

“Sviluppando un linguaggio architettonico tutto suo, sembra parlare a tutti noi. Mentre la sua opera emana sicurezza di giudizio, essa risulta chiaramente potenziata da prudente riflessione. Mentre siamo abbagliati dalla luminosità dei suoi edifici, avvertiamo tutta la loro consistenza”.

Facoltà di Architettura di Porto

Nel maggio 2013 l’architetto Hugo Oliveira ha fatto un'intervista a Siza per la rivista Archidaily, pubblicata con il titolo "The obsolescence of a building", in cui i due discutono soprattutto di una delle caratteristiche più importanti del lavoro di Siza, cioè quella del rapporto tra il tempo e la funzionalità di una struttura. La posizione di Siza è racchiusa in una unica citazione “il convento, è forse il miglior esempio di una tipologia di struttura che è sia funzionale allo scopo che flessibile ad altri usi”.

Un’architettura durevole e flessibile racchiude il suo pensiero, in opposizione alla tendenza a progettare e terminare un edificio nel più breve tempo possibile, facendo sì che la struttura duri soltanto fino a che è necessaria a svolgere la sua funzione originale, quella per cui era stata progettata.

Schizzi

La sua architettura non ha un linguaggio prestabilito né vuole stabilire una lingua . Si tratta di una risposta a un problema concreto, una situazione in trasformazione a cui partecipa. E’ lo stesso maestro ad affermare che “In architettura, abbiamo già superato la fase in cui abbiamo pensato che l'unità del linguaggio avesse potuto risolvere tutto. Un linguaggio prestabilito, puro, bello , non mi interessa.”

Padiglione Nazionale Portoghese - Lisbona

Ciò che cattura delle sue architetture è l’essenza, così candidamente esternata: nulla nasconde, nulla traveste. Superfici continue, gioco di piani e materiali tradizionali non si sottraggono ad un gioco sapiente di tensioni e punti di vista dinamici. Nella sua opera lo “stile" non è di importanza, ciò che conta è il rapporto tra il lavoro e la vita , lo stile è solo la conseguenza di esso.

[ISOLARCHITETTI.Tra eredità e futuro]


Antefatto - Gabetti e Isola

“Protagonisti del dibattito architettonico italiano da oltre cinquant’anni, Roberto Gabetti e Aimaro Isola rappresentano ancora oggi un importante riferimento per chiunque si interroghi sulle ricerche, sui linguaggi e sui destini dell’architettura contemporanea. La loro vicenda costituisce un testo ricco, sfaccettato, polisemico di difficile lettura ed interpretazione, che si muove su spartiti sempre diversi e rende impossibile qualsiasi tentativo di omologazione e catalogazione secondo schemi rigidi o precostituiti.

Gli esordi sono accompagnati dal clamore e dalle polemiche della supposta deriva neoliberty della nostra cultura, che la Borsa Valori e la Bottega d’Erasmo, entrambe a Torino, sembrano in qualche modo anticipare. Ma, nonostante l’improvvisa ed immediata notorietà, i due architetti vengono sospinti dalla critica ufficiale in una zona d’ombra da cui riemergono con opere di grande impegno e qualità progettuale: sorprendente è la loro capacità di ascoltare il contesto e di inserirsi con sapienza e sensibilità nei tessuti storici come nel paesaggio naturale; meraviglia la loro attenzione alla storia, ai linguaggi, alle tecniche, con l’orgoglio di fornire una risposta inedita a ogni nuova occasione di lavoro

Il percorso di Gabetti ed Isola sembra procedere per scomposizione di elementi noti, che vengono riassemblati secondo modalità inedite. Questa capacità di rinnovarsi costantemente, di dar vita ad organismi sorprendenti, di coniugare le ragioni del progetto con le esigenze di conservazione e valorizzazione dei luoghi, rappresenta forse il tratto distintivo del loro modo di progettare e di operare. In ciò che si configura un linguaggio che utilizza indifferentemente vocaboli della tradizione domestica e di quella storica filtrati, però all’interno di una sensibilità affatto moderna
”.[1]

Centro residenziale Olivetti - Ivrea [1968-1971]

Isolarchietti

Scomparso Roberto Gabetti alla fine del 2000, raccogliendo l’eredità dello studio Gabetti & Isola, che dal 1950 al 2000 forma uno dei sodalizi professionali più fertili nel panorama dell’architettura moderna e contemporanea, Aimaro riorganizza l’atelier insieme al figlio Saverio, riassumendo in sé i ruoli svolti dall’amico collega e chiamando a collaborare giovani di grande valore e impegno culturale. Allo studio si uniscono Flavio Bruna, Michele Battaggia, Andrea Bondonio e Stefano Peyretti.

Nasce lo studio Isolarchitetti che, pur proseguendo la ricerca già delineata, sembra rispondere meglio alla crescente complessità del progetto contemporaneo. L’esperienza e la sensibilità maturate negli anni passati si riversano nei nuovi interventi realizzati perlopiù in contesti di alto valore storico e ambientale, proseguendo l’esplorazione di una vasta gamma di temi architettonici: dalla abitazioni, alle chiese, agli uffici, agli spazi del commercio, dello svago e della cultura fino alla scala del design, dell’allestimento e delle mostre.

L'unione tra la vitalità e l'esperienza di Aimaro Isola e la ricerca del giovane gruppo porta a dei risultati inaspettati, in un continuo confronto tra tradizione e innovazione.
Club House e Marina Il Triangolino,  Viareggio (LU)

La sperimentazione assume nuovi significati, non intesa come interruzione e nuovo inizio, ma come evoluzione, come trascorrere del tempo, continuità di tempo che si trascorre lavorando, ma senza ritorni indietro con il fine ultimo di rendere abitabile l’esistente in modo piacevole.
E' lo stesso Aimaro a sostenere che: "Sperimentazione è il modo guardare il paesaggio, stupendosi davanti a qualcosa che c’è, senza tradurlo in qualcosa di magnifico ma rendendolo abitabile e ospitale".
Parco Ottavi, Reggio Emilia

Anche nella ricerca sui materiali la sperimentazione viene indagata in termini differenti. Essa parte dall’uso dei materiali e delle tecniche della tradizione, senza rifiutare la loro storia. Ecco che allora la sperimentazione viene vista come "cosa sono e cosa possono diventare i materiali" piuttosto che il loro uso in contesti differenti da dove tradizionalemente siamo abituati a vederli.

Nuovo Museo Egizio di Torino
L’architettura come paesaggio, l’amore per il costruire, per i materiali e le tecniche varie, la riflessione profonda circa il rapporto con il luogo, con i segni che narrano lo stato visibile del sito, ma anche di ciò che è stato quel territorio, sono i protagonisti della ricerca in continuità tra passato e presente dello studio Isolarchitetti.


Per approfondimenti: Video intervista ad Aimaro e Saverio Isola


[1] da “Architettura come Paesaggio – Gabetti e Isola ~ Isolarchietti” di Maurizio Petrangeli

30.1.14

[ALESSANDRO ANSELMI. Figure e frammenti]










[6 dicembre 2013 – 16 marzo 2014] a cura di Valentino Anselmi e Valerio Palmieri - Sala Studio Centro Archivi


In mostra oltre 100 disegni, modelli, acquarelli dei progetti presenti nella collezione del MAXXI Architettura, generosamente donati dall’architetto, che raccontano il suo lavoro dagli anni Sessanta al 2002.

22.1.14

[AMERICAN ACADEMY IN ROME SYMPOSIUM]


Land Use, Urban Voids and Abandoned Areas: New Landscapes for Contemporary Rome
















[Tuesday, 28 January 2014 - 9:00am to 1:00pm] Aula Giulio Cesare, Palazzo Senatorio, Piazza del Campidoglio, 1- Rome